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"...Nelle immagini presentate la fotografia è composita, libera dal singolo punto di vista perché influenzata dal subconscio umano e dalle emozioni. I due autori non intendono alimentare il visibile ma ambiscono a documentare qualcosa d’invisibile, vogliono suggerire un mondo dove l’uomo è appena percepibile nelle tracce di questi paesaggi, forse a ricordarci di un mondo eccessivamente meccanizzato e virtualizzato.
Una chiara sintonia d’intenti per misurarsi in un racconto dello spazio e degli spazi umani tra smarrimento ed alienazione, tra conosciuto e sconosciuto, quasi una metafora implicita del mondo interiore...".
Ottavio Celestino
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